Gattuso (10 Idee per la Calabria) su Recovery Fund e trasporti

Mer, 28/04/2021 - 10:34

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Sta per scadere il termine per finalizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), denominato anche
Recovery Fund o Next Generation EU. Siamo già al 30 Aprile. Draghi affermava che il Parlamento sarebbe
stato coinvolto, in realtà così non è stato. Le forze politiche sono apparse del tutto ininfluenti e taciturne. Una
lunga fila di soggetti si è presentata in audizione presso la V Commissione (Bilancio, Tesoro e
Programmazione), ma questa si è limitata a raccogliere carte e progetti della più disparata natura, tanto per
fornire l’alibi al Governo di aver ottemperato ad una attività di partecipazione pubblica. Si è operato nelle
segrete stanze, in piena filosofia neoliberista gradita a gruppi bancari, lobby industriali, multinazionali. Un Piano
di una portata straordinaria per impegno di risorse e per potenziale di sviluppo atteso, elaborato da un gruppo
ristrettissimo di persone e digerito senza fiatare dai partiti di governo, gli stessi soggetti che hanno determinato
il disastro nel nostro paese negli ultimi 25 anni. C’è poco da essere ottimisti.
Alcune osservazioni di carattere generale:
 il Piano Draghi ricalca quello di Conte nella struttura, ma con modifiche peggiorative: aumenta l’impegno
finanziario, appare più confuso allorchè integra risorse aggiuntive da spendere su orizzonti temporali
diversi, non risponde appieno agli orientamenti dell’Unione Europea;
 il PNRR prevede impegni per 248 MD di euro; di questi 191,5 MD sono strettamente fondi europei da
spendere entro il 2026 (ma si tratta di un prestito da restituire) , mentre il resto è costituito da fondi
complementari nazionali (56,6 MD, di cui 26 da spalmare su un orizzonte temporale decennale);
 la quota destinata al Sud è di 82 MD, ovvero del 33%; si conferma una vergognosa strategia
antimeridionale ed antieuropea (al Sud doveva essere destinato almeno il 60% delle risorse, stando ai
parametri indicati dalla UE, con il fine di recuperare il ritardo di sviluppo e determinare una spinta alla
crescita dell’intera nazione);
 non emergono in modo netto determinazioni importanti quali le ricadute attese sulle nuove generazioni, sul
clima (Green Deal), sull’occupazione, sul riequilibrio tra Nord e Mezzogiorno d’Italia; nulla si sa circa la
distribuzione delle risorse a scala regionale;
 ancora più grave è il fatto che una parte considerevole degli investimenti sia orientata a favore delle grandi
imprese che, com’è noto, non hanno sede al Sud; e sia destinata a comparti famelici (grandi opere, aree
ricche) con investimenti che poco hanno a che fare con la transizione ecologica e le nuove generazioni.
La distribuzione delle risorse europee, fra 6 missioni e 16 componenti, è la seguente; in parentesi sono indicate
le differenze rispetto alla bozza Conte di fine Marzo.
Missione 1. Digitalizzazione (40,75 MD; 21,3%)
1. digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.: 9,75 MD (-2)
2. digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 24,30 MD (-2);
3. cultura e turismo: 6,7 MD (-1,3)
Missione 2. Green (59,5 MD; 31,1%)
4. efficienza energetica e riqualificazione edilizia: 15,2 MD (+14);
5. transizione energetica e mobilità: 24 MD (+6);
6. tutela del territorio e della risorsa idrica: 15,03 MD (invariata);
7. agricoltura sostenibile ed economia circolare: 5,3 MD (+1)
Missione 3. Salute (15,6 MD; 8,2%)
8. assistenza di prossimità e telemedicina: 7,0 MD (-0,9);
9. innovazione assistenza sanitaria: 8,6 MD (-3,2);
Missione 4. Infrastrutture per la mobilità (25,2 MD; 13,2%)
10. Rete AV/AC: 24,80 MD (-3,5, previsti su FC)
11. intermodalità e logistica integrata: 0,36 MD (-3,3 previsti su FC);
Missione 5. Istruzione e ricerca (30,8 MD; 16,1%)
12. istruzione (da asili nido a università): 19,4 MD (+2,4);
13. dalla ricerca all’impresa 11,4 MD (invariata);

Missione 6. Inclusione e coesione (19,5 MD; 10,2%)
14. politiche per il lavoro: 6,7 MD (-6);
15. infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore: 11,1 MD (+0,3);
16. interventi speciali di coesione territoriale: 1,98 MD (-2,2)
Se la quota di risorse indicata dall’UE per il digitale (20%) è raggiunta, non così quella per le politiche green
(31% rispetto al minimo fissato del 37%). Occorre riconoscere che la Missione Green cresce parecchio rispetto
alla versione Conte (+ 20 MD), ma privilegia l’efficienza energetica, la riqualificazione edilizia (ecobonus), la
transizione energetica e la mobilità (quindi comparti di impresa delle costruzioni e dell’energia). Il settore della
salute viene purtroppo ridimensionato e copre appena l’8,2% del budget. Nel settore dei trasporti gli investimenti
sono diretti tutti sull’alta velocità/capacità ferroviaria, mentre la logistica e l’intermodalità diventano irrilevanti.
L’impegno rimane grossomodo invariato su Istruzione e ricerca (16,1%), mentre si contrae pesantemente e
inopportunamente l’impegno sulla Missione 6, in particolare sulle componenti “politiche del lavoro” e “interventi
per la coesione territoriale” (addirittura dimezzato).
Ad osservare alcuni ambiti strategici come quello delle infrastrutture di trasporto emerge una sostanziale
penalizzazione del Sud. Su 24,77 MD complessivi di investimenti per le ferrovie, ben 15 sono destinati al Nord
(61%) a completare la TAV ed i valichi alpini. Se si considerano 3,5 MD su Fondi complementari in realtà, il
budget sulla Missione 4 risulta di 28,27 MD, e quindi al Nord andrebbe ben il 66%. Che al Sud l’AV rimanga
una chimera lo si evince dal testo di Draghi. E la Calabria è la regione trattata peggio. Gli unici progetti presi in
considerazione sono il raccordo ferroviario di Gioia Tauro e la ferrovia interna Catanzaro-Cosenza. La linea
ionica non esiste, le trasversali neppure, di treni a lunga e media percorrenza non se ne parla, nessun cenno al
potenziamento del corridoio ionico-adriatico previsto in Europa (Strategia EUSAIR) e su cui puntano con vigore
le regioni adriatiche. La Puglia è trattata molto meglio; questa regione punta a raccordarsi al Tirreno con la linea
veloce Bari-Napoli (finanziata) e con la linea veloce Taranto-Metaponto-Salerno (finanziata), ma anche in modo
diretto al Nord con la TAV adriatica Lecce-Bologna (in gran parte realizzata). La Sicilia è abbandonata a se
stessa.
Risulta impossibile rilevare le quote di risorse destinate alle singole regioni; il PNRR avrebbe potuto dare una
risposta, sia pure in termini di stima ed orientamento, alle esigenze di equa ripartizione territoriale. Ma forse
sarebbe stato troppo impegnativo per i burocrati al Governo. Unico dato suggerito: 82 MD di euro per il
Mezzogiorno; in rapporto al peso demografico, alla Calabria dovrebbero dunque toccare 8 MD. Si propone qui
di seguito un possibile scenario per la Calabria, al fine di rispondere meglio alle esigenze locali. Sosteniamo
l’idea che la ripartizione fra Missioni e Componenti di Piano non debba ricalcare necessariamente quella
nazionale; per la Calabria le priorità sono diverse e vanno poste in evidenza chiara.
Missione 1. Digitalizzazione (15% = 1,2 MD €). Converrebbe puntare sui servizi più che sulle infrastrutture
telematiche. La distribuzione % proposta risulta quindi leggermente diversa da quella nazionale:
1. digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.: 0,3 MD
2. digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 0,5 MD
3. cultura e turismo: 0,4 MD
Missione 2. Green (32,5% = 2,6 MD €). Il patrimonio edilizio da riqualificare dovrebbe essere in particolare
quello dei borghi, dell’edilizia popolare, dei beni architettonici di riconosciuto pregio, delle abitazioni e strutture di
impresa in regola con le norme urbanistiche e legali; per la Calabria si ritiene tuttavia importante puntare sulla
tutela, messa in sicurezza e valorizzazione dei territori a rischio, sul completamento ed efficientamento delle reti
idriche (invasi artificiali, acquedotti, reti di distribuzione), sulla crescita dell’economia circolare e il riciclo totale e
funzionale dei rifiuti. Nell’ambito della transizione energetica si dovrebbe puntare al rinnovo e potenziamento del
parco veicoli di TPL a emissioni zero in ambito urbano, al sostegno alle politiche per la mobilità attiva, alla
dotazione della Regione di un parco treni ecologici di ultima generazione.
4. efficienza energetica e riqualificazione edilizia: 0,5 MD;
5. transizione energetica e mobilità: 0,5 MD;
6. tutela del territorio e della risorsa idrica: 1,0 MD;
7. economia circolare: 0,6 MD.

Missione 3. Salute (16,25% = 1,3 MD €)- La misura percentuale è doppia rispetto al quadro nazionale. Il
sistema sanitario calabrese è al collasso; necessita di una profonda riorganizzazione, eliminazione delle
pratiche corruttive, potenziamento degli organici attraverso personale qualificato, giovani e donne in particolare.
L’attenzione dovrebbe essere finalizzata: a) al recupero edilizio e funzionale dei presidi ospedalieri
comprensoriali, alla costruzione di ospedali nuovi nei grandi centri urbani; b) al potenziamento degli
equipaggiamenti negli ospedali pubblici, alla ricostruzione di un sistema a rete di servizi qualificati e di
prossimità (case della salute, consultori, centri di assistenza antiviolenza, pronto soccorso, reparti di assistenza
ai minori, educazione/prevenzione, innovazione nelle forme di assistenza sanitaria compreso telemedicina e
servizi a domicilio). Probabilmente le risorse non saranno sufficienti, per cui la regione dovrà provvedere a
rimpinguare il budget attingendo ad altre fonti.
8. assistenza di prossimità e telemedicina: 0,7 MD
9. innovazione assistenza sanitaria: 0,6 MD
Missione 4. Infrastrutture e SERVIZI per la mobilità (12,5% = 1,0 MD €). La Calabria deve dare priorità ai
servizi per la mobilità più che alla infrastrutture. Gli interventi per le grandi opere devono essere caricati sul
bilancio dello Stato, agendo anche sul riequilibrio degli investimenti pubblici che oggi privilegiano fortemente il
Nord, in particolare nel campo dell’AV. La progettualità esistente è limitata; di certo non possiamo attenderci
linee ad AV, autostrade, ponte sullo Stretto; su tali tipologie di opere, è bene saperlo, non vi sono progetti
esecutivi e una scelta in tal senso non sarebbe realistica; occorre far presto e bene, la capacità di spesa va
assicurata su base semestrale, e le opere vanno completate entro il 2026. Inoltre le grandi opere sarebbero
divoratrici di risorse senza impatti significativi su occupazione e sviluppo: si generano pochi posti di lavoro e si
avvantaggiano solo grandi gruppi bancari e lobby del cemento. Occorre puntare dunque sui servizi di trasporto,
in particolare quelli ferroviari e di TPL, sul completamento di segmenti limitati di strade incompiute e
l’adeguamento delle reti locali. Da notare che occorre recuperare anche 0,5 MD € stanziati dall’ex MIT nel 2018
per l’ammodernamento della linea ferroviaria ionica e l’acquisto di materiale rotabile, di cui si è persa traccia.
10. adeguamento ferrovia ionica e rete stradale, percorsi ciclabili, cammini e portualità turistica: 0,7 MD
11. servizi di trasporto pubblico, intermodalità e logistica integrata: 0,3 MD
Missione 5. Istruzione, formazione e ricerca (12,5% = 1,0 MD €).
12. potenziamento didattica e diritto allo studio: 0,6 MD
13. ricerca: 0,4 MD
Missione 6. Politiche per le nuove generazioni e la coesione sociale (11,25% = 0,9 MD €)
14. politiche per il lavoro giovanile e femminile: 0,4 MD
15. infrastrutture sociali, lotta alla povertà e al precariato, terzo settore: 0,4 MD
16. interventi a favore dei diritti delle donne: 0,1 MD
Un’importante partita, su cui la Regione Calabria è in grave ritardo, è ancora quella dei fondi POR; occorre agire
al più presto in modo da integrare le politiche e gli investimenti in modo appropriato. Così come occorre
adoperarsi per la correzione nella distribuzione nazionale delle risorse del bilancio statale che vede la Calabria
penalizzata per circa 2 MD l’anno; sull’orizzonte di 5 anni (2026), si tratta di una somma pari a 10 MD €, che
equivarrebbe a raddoppiare il budget del Recovery Fund.
Si doveva porre molta attenzione politica nel giocare la partita del RF e così non è stato. Una grande
responsabilità ricade ora sulle forze politiche al Governo, tutte insieme senza distinzione e accondiscendenti. Il
calendario della spesa programmata non pare nè realistico nè fattibile, in rapporto ai tempi tipici italiani. Le misure
assunte per la governance del processo sono tutte da verificare. E vi è un grande rischio di flop. Si palesa in
qualche modo una gestione verticistica dell’intero processo, giustificata dalla necessità di evitare ingerenze
mafiose, di aggirare i vincoli ambientali (VIA), di superare la lentezza della burocrazia, ecc. E si leggono
messaggi che potrebbero essere interpretati come spinte verso una “democratura”, ovvero una dittatura
camuffata da democrazia. Il “laissez faire” dei partiti è davvero preoccupante.

Autore: 
Domenico Gattuso - Movimento 10 Idee per la Calabria
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